[English version below]
La fine e altri inizi IV: Disordine decoloniale.
Workshop di ricerca a cura di Giorgio Bacci, Daniel Borselli, Roberto Pinto, Carlos Salazar Wagner, Virginia Vannucchi.
Negli ultimi decenni, l’arte contemporanea ha attraversato una profonda trasformazione delle sue coordinate geopolitiche, epistemologiche e istituzionali. L’intensificarsi degli scambi interculturali e l’emersione di pratiche artistiche diasporiche, indigene, femministe, queer ed ecologiste hanno contribuito a mettere in crisi le narrazioni dominanti della modernità “occidentale” tramite un crescente uso del vocabolario prima postcoloniale e poi decoloniale. Tuttavia, l’inclusione di soggetti storicamente marginalizzati in spazi espositivi e accademici ha spesso assunto forme simboliche, riproducendo, sotto l’egida di rinnovate retoriche inclusive, dinamiche egemoniche e logiche estrattive (Ahmed 2012). L’alterità si ritrova, così, trasformata in superficie ornamentale o simbolo feticistico di una presunta autenticità (García Canclini 1995), mentre l’estetizzazione del dolore e della marginalità introduce il rischio di alimentare dinamiche di spettacolarizzazione e tokenismo. Questi fenomeni impongono oggi una riflessione profonda sullo statuto epistemico e metodologico della storia dell’arte, che non si limiti a una diversificazione dell’oggetto di studio ma stimoli un ripensamento critico delle strutture del sapere storico-artistico. Una simile discussione coinvolge, tra le altre, la funzionalità del canone, la relazione tra visibilità e potere, la temporalità lineare della narrazione, la distanza critica, l’autorità dell’archivio e la logistica delle istituzioni culturali e delle collezioni museali, ma anche gli stessi strumenti consolidati della ricerca, come le genealogie stilistiche e iconografiche, le periodizzazioni, l’autorevolezza espositiva dell’artista, i criteri comparativi eurocentrici e il più complessivo paradigma ocularcentrico.
Coerentemente con gli obiettivi del ciclo di workshop, La fine e altri inizi IV: Disordine decoloniale (in omaggio a Françoise Vergès) intende dunque stimolare un dialogo su specifiche pratiche artistico-curatoriali, formulazioni teoriche e prospettive di metodo che non si limitino a tematizzare la decolonialità, ma la assumano come postura critica. In particolare, la call invita a esplorare queste tensioni incrociando due orientamenti complementari: da un lato, l’emersione di narrazioni contro-egemoniche basate su memorie sommerse, temporalità disallineate, forme speculative di giustizia e immaginari alternativi (Karlholm, Moxey 2018; Demos 2023); dall’altro, il riconoscimento dei limiti strutturali di ogni tentativo accademico decoloniale imposti sia dalla persistenza delle politiche imperialiste (Azoulay 2019) sia dalla colonizzazione epistemica (Mignolo 2011). In questa direzione, possibili – ma non esclusivi – temi di interesse riguardano la globalizzazione artistica e i suoi dissensi; forme di resistenza e contro-narrazioni prodotte entro pratiche diasporiche, indigene, queer, femministe ed ecologiste; metodologie alternative per la scrittura della storia e della critica dell’arte, fondate su corpi, affetti, archivi minori, memorie situate, ritualità, oralità ed epistemologie subalterne; il ruolo delle istituzioni culturali nel perpetuare o disarticolare logiche estrattiviste e neocoloniali, esplorando possibilità di trasformazione attraverso sperimentazioni curatoriali e processi di restituzione; la ridefinizione dei concetti di temporalità, oggettività, neutralità e visibilità alla luce delle prospettive decoloniali; l’interazione tra attivismo, pedagogia, performance e arti visive in chiave decoloniale.
Per proporre la propria candidatura, è necessario inviare i seguenti materiali all’indirizzo mail lafineealtriinizi.workshopgmail.com entro e non oltre il 10 aprile 2026, indicando in oggetto “Candidatura [Cognome]”:
1) un abstract della propria presentazione di non più di 250 parole, corredato da un titolo e da 5 parole chiave;
2) una breve nota biografica di non più di 150 parole, comprensiva di eventuale affiliazione accademica e una lista di pubblicazioni e/o progetti recenti rilevanti ai fini del proprio intervento.
I risultati della selezione saranno comunicati entro fine aprile 2026. La partecipazione all’evento è aperta a tutt* l* ricercator* e all* artist* impegnat* su questi temi; particolare attenzione sarà riservata alle proposte di dottorand* ed early-career researchers. Coerentemente con lo spirito della call, oltre alla tradizionale relazione orale sono benvenute modalità alternative di partecipazione al workshop quali, a titolo di esempio, video-essays, presentazioni performative, dialoghi interdisciplinari tra ricercator*; in quest’ultimo caso, si prega di specificare la metodologia in sede di abstract. Tutti gli interventi avranno una durata massima di 20 minuti e saranno seguiti da una breve discussione. La partecipazione è gratuita; eventuali costi di viaggio e soggiorno sono a carico dell* partecipanti.
ENGLISH VERSION
The End and Other Beginnings IV: Decolonial Disorder
Research workshop curated by Giorgio Bacci, Daniel Borselli, Roberto Pinto, Carlos Salazar Wagner, Virginia Vannucchi.
Over the past few decades, the geopolitical, epistemological, and institutional coordinates of contemporary art have undergone a profound transformation. Heightened intercultural exchange and the rise of diasporic, Indigenous, feminist, queer, and ecological art practices have increasingly destabilized dominant narratives of "Western" modernity, first through postcolonial, and subsequently decolonial, frameworks. However, the inclusion of historically marginalized subjects in exhibition and academic spaces has often taken on symbolic forms, reproducing hegemonic dynamics and extractive logics under the guise of renewed inclusive rhetoric (Ahmed 2012). Consequently, otherness is frequently reduced to an ornamental surface or fetishized as a marker of presumed authenticity (García Canclini 1995), while the aestheticization of trauma and marginality risks perpetuating spectacularization and tokenism. These phenomena necessitate a rigorous re-evaluation of the epistemic and methodological foundations of art history. Rather than merely diversifying its objects of study, the discipline must critically rethink the very structures of art historical knowledge. This undertaking requires interrogating the function of the canon, the nexus of visibility and power, linear narrative temporalities, critical distance, archival authority, and the logistical frameworks of cultural institutions and collections. Furthermore, it demands a critical reassessment of established research methodologies, including stylistic and iconographic genealogies, periodization, the exhibitionary authority of the artist, Eurocentric comparative frameworks, and the broader ocularcentric paradigm.
In alignment with the overarching goals of the workshop series, The End and Other Beginnings IV: Decolonial Disorder (in homage to Françoise Vergès) aims to foster a dialogue centered on artistic, curatorial, theoretical, and methodological practices that do not simply thematize decoloniality, but rather operationalize it as a critical stance. Specifically, this call for papers invites an exploration of these tensions at the intersection of two complementary trajectories: first, the emergence of counter-hegemonic narratives grounded in submerged memories, asynchronous temporalities, speculative justice, and alternative imaginaries (Karlholm & Moxey 2018; Demos 2023); and second, the acknowledgment of the structural limitations inherent in any academic decolonial project, circumscribed as they are by both persistent imperialist politics (Azoulay 2019) and ongoing epistemic colonization (Mignolo 2011). In this direction, possible—though not exclusive—themes of interest include: artistic globalization and its dissents; forms of resistance and counternarratives produced within diasporic, Indigenous, queer, feminist, and ecological practices; alternative methodologies for the writing of art history and criticism, founded on bodies, affects, minor archives, situated memories, ritualities, orality, and subaltern epistemologies; the role of cultural institutions in perpetuating or dismantling extractivist and neocolonial logics, exploring possibilities for transformation through curatorial
experimentation and restitution processes; the redefinition of concepts of temporality, objectivity, neutrality, and visibility in light of decolonial perspectives; the interaction between activism, pedagogy, performance, and the visual arts through a decolonial lens.
To submit your application, please send the following materials to the email address lafineealtriinizi.workshopgmail.com by April 10, 2026, and indicate "Application [Surname]" in the subject line:
1) An abstract of your presentation, which should be no more than 250 words. Please include a title and 5 keywords.
2) A short biographical note of at most 150 words. This should include any academic affiliation and a list of recent publications and/or projects relevant to your presentation.
Applicants will be notified of the selection outcomes by the end of April, 2026. Participation in the event is open to all researchers and artists engaged in these topics. We are particularly interested in proposals from doctoral students and early-career researchers.
We welcome alternative forms of participation, such as video essays, performative presentations, and interdisciplinary dialogues between researchers. If you choose an alternative form of presentation, please specify the methodology in the abstract. All presentations will have a maximum duration of 20 minutes and will be followed by a brief discussion. Participation is free of charge. Please note that travel and lodging costs must be borne by the participants.
Quellennachweis:
CFP: La fine e altri inizi: Disordine decoloniale (Florence, 11-12 Jun 26). In: ArtHist.net, 11.03.2026. Letzter Zugriff 13.03.2026. <https://arthist.net/archive/51949>.