CFP Feb 11, 2026

The Label, Between Text and Object (Florence, 4-5 June 26)

Dipartimento SAGAS Università degli Studi di Firenze, Jun 4–05, 2026
Deadline: Mar 1, 2026

Chiara Ianeselli

[English version see below]

La didascalia, tra testo e oggetto: forma, funzione e trasformazioni.
Dipartimento SAGAS - Università degli Studi di Firenze.
Sistema Museale dell’Ateneo di Firenze,
Collana “Le Voci del Museo”,

Edifir-Firenze Edizioni
Convegno internazionale
Firenze, 4-5 giugno 2026
Università degli Studi di Firenze
Dipartimento SAGAS

La didascalia si è rivelata uno strumento fondamentale per l’avvicinamento all’oggetto museale: accompagna, orienta, e controlla il vedere, talvolta agisce come un ventriloquo per l’oggetto. Fin dalle sue prime formulazioni, in diversi ambiti museali (musei d’arte, musei della scienza, musei etnografici), si è configurata come strumento di mediazione tra l’oggetto e il pubblico, attribuendo o alterando significato, contesto e valore. Dal museo settecentesco alla comunicazione visiva contemporanea, passando per gli interventi concettuali degli artisti e le nuove forme digitali, la didascalia ha giocato un ruolo cruciale nella costruzione di senso, nella mediazione tra oggetto e pubblico, nell’orientare sguardi, nel generare significati e nel condizionare profondamente la percezione del visitatore. Centrale risulta la questione dell’autonomia del significato dell’oggetto rispetto al linguaggio verbale, oppure del suo stretto intreccio con esso – tematica ampiamente indagata da W.J.T. Mitchell.

Prima della formalizzazione moderna della didascalia si riscontrano forme testuali, sotto forma di tituli, epigrammi o iscrizioni, che accompagnavano le opere. Tuttavia, è solo con la nascita del museo moderno, tra XVIII e XIX secolo, che la didascalia si configura come elemento sistematico di mediazione tra opera e pubblico. Si consolida come componente pedagogico in questo contesto, con l’obiettivo di trasmettere al visitatore l’attribuzione autoriale – ove presente – e informazioni relative all’oggetto. Il linguaggio delle didascalie si consolida solo nel XX secolo, spesso anche attraverso l’utilizzo di un tono assertivo, oggettivo ed enciclopedico.

Nel Novecento, è stata posta maggiore attenzione alla didascalia con l’avvio di studi sistematici relativi alla struttura, al design e alle informazioni contenute. Parallelamente, molti artisti, dalle avanguardie storiche al concettualismo, hanno iniziato a incorporare o modificare la didascalia nelle loro pratiche: cancellandola, copiandola, riscrivendola o facendola diventare protagonista dell’opera stessa. Le didascalie assumono così il ruolo di spazi di critica, commento, ironia, ambiguità e rottura. In questo contesto, esse si configurano come uno degli ambiti più stimolanti della riflessione museografica contemporanea, in particolare nei processi di riallestimento delle collezioni o nei musei etnografici, dove si sono registrati numerosi cambiamenti, anche radicali, a seguito dell’adozione di una prospettiva postcoloniale.

Tuttavia, lungi dall’essere un semplice complemento illustrativo, la didascalia ha progressivamente mostrato un’autonomia linguistica, politica ed estetica capace di produrre scarti, ambiguità e attriti. In numerose pratiche artistiche contemporanee, come ad esempio nell’opera dell’artista Fred Wilson, essa si è rivelata non più subordinata all’immagine, ma potenzialmente antagonista, ironica, concettuale, performativa. La didascalia può dunque divenire luogo di negoziazione, rottura o riscrittura del senso, in dialogo con le dinamiche culturali, istituzionali e sociali che la attraversano.

Questo convegno si propone di esplorare la didascalia come oggetto e strumento critico, formale, scientifico, politico e sociale. Invitiamo ricercatori, artisti, curatori e professionisti del mondo culturale a proporre contributi teorici e/o studi di caso che affrontino (ma non si limitino a) le seguenti aree tematiche:

- Storia e genealogia della didascalia: evoluzioni formali e concettuali; pratiche museografiche e casi particolari di scrittura delle didascalie.
- Politiche della didascalia: ideologie sottese, questioni di accessibilità, potere, esclusione e rappresentazione; prospettive postcoloniali, femministe e queer.
- Pratiche artistiche contemporanee e interventi sulla didascalia: interventi artistici o di coinvolgimento del pubblico, sovvertimenti testuali, cancellazioni, riscritture, appropriazioni e dispositivi concettuali.

Dettagli del convegno e modalità di partecipazione

Le lingue ufficiali del convegno saranno l’italiano e l’inglese. Il convegno si terrà in presenza. Ogni partecipante avrà a disposizione un massimo di 20 minuti per la propria presentazione. È prevista la pubblicazione degli atti del convegno in volume cartaceo.

Le proposte devono essere inviate entro il 1 marzo 2026 al seguente indirizzo: edizioni-firenzeedifir.it (e in copia alle direttrici della collana: donatella.pegazzanounifi.it; emanuela.rossiunifi.it) con oggetto: “La didascalia, tra testo e oggetto: forma, funzione e trasformazioni”.

La proposta dovrà includere:

- Un abstract di circa 500 parole.
- Una concisa bibliografia.
- Una nota biografica di circa 150 parole, con l’indicazione dell’eventuale affiliazione istituzionale.

L’esito della valutazione sarà comunicato entro la fine di marzo. Per supportare l’organizzazione sono previste quote differenziate: 100 euro per docenti strutturati e professionisti museali; 50 euro per non strutturati. Le spese di viaggio e alloggio sono a carico dei relatori. L’organizzazione offrirà i coffee break e i lunch break previsti dal programma.

Comitato scientifico
Fulvio Cervini, Chiara Ianeselli, Donatella Pegazzano, Emanuela Rossi.

Edifir-Edizioni Firenze
Via de’ Pucci, 4 - 50122 Firenze
www.edifir.it

[English version]

The Label, Between Text and Object: Form, Function, and Transformations.
SAGAS Department – University of Florence.
Sistema Museale dell’Ateneo di Firenze
Editorial series “Le Voci del Museo”, Edifir-Firenze Edizioni

International Conference
Florence, 4-5 June 2026
University of Florence
SAGAS Department

The label has proven to be a fundamental tool in approaching the museum object: it accompanies, orients, clarifies, and controls the act of seeing, sometimes acting as a “ventriloquist” for the item on display. Since its earliest formulations across various museum contexts (fine arts, science, and ethnography museums), the label has functioned as a mediatory bridge between the object and the public, attributing or altering meaning, context, and value. From the 18th-century museum to contemporary visual communication—encompassing conceptual artistic interventions and new digital forms—the label has played a crucial role in the construction of meaning, in mediating between the object and the public, in orienting the gaze, generating significance, and profoundly conditioning the visitor’s perception. Central to this discussion is the question of the object’s semantic autonomy in relation to verbal language, or its tight entanglement with it—a theme extensively explored by W.J.T. Mitchell.

Prior to the modern formalization of the label, various textual forms such as tituli, epigrams, or inscriptions accompanied museum objects. However, it was only with the birth of the modern museum between the 18th and 19th centuries that the label emerged as a systematic element of mediation between the work and the public. In this context, it established itself as a pedagogical component, aimed at providing the visitor with authorship attributions and factual information. The specific language of labels was consolidated in the 20th century, often characterized by an assertive, objective, and encyclopedic tone.

During the 20th century, systematic studies regarding the structure, design, and information density of labels brought the medium into sharper focus. Simultaneously, many artists—from the historical avant-gardes to Conceptualism—began to incorporate or subvert the label within their practices: erasing, copying, or rewriting it, or even elevating it to the primary subject of the work itself. Thus, labels evolved into spaces for critique, commentary, irony, ambiguity, and disruption. Today, they represent one of the most stimulating areas of contemporary museographic reflection, particularly in the re-display of collections or within ethnographic museums, where radical changes have occurred following the adoption of post-colonial perspectives.

Far from being a mere illustrative supplement, the label has progressively demonstrated a linguistic, political, and aesthetic autonomy capable of producing divergence, ambiguity, and friction. In numerous contemporary artistic practices—such as the work of Fred Wilson—the label is no longer subordinate to the image but is potentially antagonistic, ironic, conceptual, and performative. The label, therefore, becomes a site of negotiation, rupture, or the rewriting of meaning, in constant dialogue with the cultural, institutional, and social dynamics that define it.

This conference aims to explore the label as both an object and a critical, formal, scientific, political, and social tool. We invite researchers, artists, curators, and cultural professionals to submit theoretical contributions and/or case studies addressing (but not limited to) the following thematic areas:

- History and Genealogy of the Label: Formal and conceptual evolutions; museographic practices and specific cases of label writing.
- Politics of the Label: Underlying ideologies, issues of accessibility, power, exclusion, and representation; post-colonial, feminist, and queer perspectives.
- Artistic Practices and Interventions: Artistic projects or public engagement initiatives involving the label; textual subversions, erasures, rewritings, appropriations, and conceptual devices.

Conference Details & Submission Guidelines

The official languages of the conference are Italian and English. The conference will be held in person. Each participant will be allotted a maximum of 20 minutes for their presentation. The publication of the conference proceedings in a printed volume is planned.

Submission: Proposals must be submitted by March 1, 2026, to the following address: edizioni-firenzeedifir.it (please CC the series editors: donatella.pegazzanounifi.it and emanuela.rossiunifi.it). Please include as subject line: “The Label, Between Text and Object: Form, Function, and Transformations”.

The proposal must include:

- An abstract of approximately 500 words.
- A concise bibliography.
- A biographical note of approximately 150 words, including institutional affiliation (where applicable).

Notification of acceptance will be sent by the end of March. To support the organization, the following tiered fees apply: € 100 for tenured faculty and museum professionals; € 50 for non-tenured researchers/independent professionals. Travel and accommodation costs are the responsibility of the speakers. Coffee and lunch breaks will be provided by the organization.

Scientific Committee
Fulvio Cervini, Chiara Ianeselli, Donatella Pegazzano, Emanuela Rossi.

Edifir-Edizioni Firenze
Via de’ Pucci, 4 - 50122 Florence
www.edifir.it

Reference:
CFP: The Label, Between Text and Object (Florence, 4-5 June 26). In: ArtHist.net, Feb 11, 2026 (accessed Feb 12, 2026), <https://arthist.net/archive/51731>.

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